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Tavole luculliane e fame nel mondo

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Già in epoca Romana, come ebbe a scrivere Plutarco a proposito dei pranzi a casa di Lucullo, “Vi erano d’obbligo, come antipasti, frutti di mare, uccellini di nido con asparagi, pasticcio d’ostrica, scampi. Poi veniva il pranzo vero e proprio: petti di porchetta, pesce, anatra, lepre, pavoni di Samo, pernici di Frigia, morene di Gabes, storione di Rodi. E formaggi, e dolci, e vini”.
Nell’Era social, #streetfood #foodmarket #foodporn sono gli hashtag del momento. La vetrina Facebook si popola di immagini e scatti di piatti artistici, cocktail multicolori, coppe gelato arcobaleno, carni succulente, taglieri di salumi a cascata. E col Natale alle porte, gli antichi ricettari cartacei cederanno il posto alle nostre bacheca, proponendoci menu natalizi a regola d’arte, in ogni variante.
Pagine Facebook, format televisivi e blog dedicati all’arte culinaria fioccano da ogni dove. E se una volta era solo Antonella Clerici a cucinare le tagliatelle di nonna Pina, ora esiste un programma per ogni portata.
Cibo, cibo, cibo: tanto cibo! Eppure la FAO ha sentito il bisogno di istituire, lo scorso 16 ottobre, “La giornata mondiale dell’alimentazione”, con lo scopo di sensibilizzare questa parte del mondo al problema della fame e denutrizione di quell’altra parte del mondo.

Nel manifesto (visibile al link http://www.fao.org/3/a-i5758o.pdf) l’organizzazione, innanzitutto, sottolinea come i cambiamenti climatici stiano incidendo sull’agricoltura, a scapito delle popolazioni, che vivono di pesca, allevamenti e prodotti agricoli, aumentando la percentuale di denutrizione e carestie.

Maggiore attenzione e sensibilizzazione per l’ambiente e i cambiamenti climatici può aggiungere un tassello all’obiettivo della FAO per il 2030: la Generazione Fame Zero!
Non è un team di ricercatori che favorisce lo scopo del progetto, ma è la popolazione mondiale che deve dare il suo contributo nel quotidiano. Innanzitutto, controllando il rapporto acquisto-consumo, comprando i prodotti che realmente ci servono, senza arraffare cibo dagli scaffali del supermercato, per poi lasciarlo scadere nelle dispense.

Poi, moderando le quantità (con vantaggio anche per la nostra salute) per evitare lo spreco che genera rifiuto. E infine variando la dieta, senza seguire le mode alimentari del momento, e ricordandoci che esiste una catena alimentare, che è alla base degli esseri viventi.
Commuoversi davanti ai reportage in Biafra o far tintinnare una monetina nel piattino del mendicante non ci nobilita. È la giusta misura che contribuisce alla condivisione, in questo caso su scala mondiale, dei beni.
Dopo il terribile terremoto delle Marche, carichi di cibo sono partiti da tutti Italia a sostegno dei cittadini colpiti, tanto che la Protezione Civile ha invitato gli italiani solidali a fermarsi! Troppo latte, troppo pane! Senza refrigerazione e col caldo di agosto tutto quel cibo era destinato a deperire! Mossi da uno slancio, da un afflato, perdiamo il senso della misura e della logica, e non ci rendiamo conto che il 70% dei nostri acquisti alimentari, semplicemente, non servono! Non sono nutrienti, non sono salutari e magari non sono neanche saporiti!
Capisco che chiedervi di ridurre gli antipasti, i capitoni e gli struffoli a Natale sarebbe davvero troppo! Però, magari, evitate di regalare l’ennesimo panettone e spumante alla vicina di casa, perché anche lei, come voi, non sa dove metterlo e per chi riciclarlo.
A chiosa, significativo è Fabrizio De André che cantava in Spiritual, ispirato ai canti gospel dedicati a Dio dei neri d’America nelle piantagioni:
“E se ci hai regalato il pianto ed il riso
noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso
e se ci hai regalato il pianto ed il riso
noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso.”

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